Liceali in cotta – Conoscere per prevenire

Qualche settimana fa, con un gruppo di giovani del Liceo Scientifico “F. Silvestri” ci siamo riuniti goliardicamente per produrre birra con metodologia artigianale e affrontare la tematica: Adolescenza e alcol: effetti e cattive abitudini.

L’etanolo è una sostanza che induce dipendenza e pur essendo un nutriente capace di fornire energia il suo abuso può indurre malnutrizione perché interferisce con l’assunzione e la biodisponibilità di altri nutrienti importanti. Quando assunto viene assorbito nel tratto gastroenterico e viene poi metabolizzato nel fegato in acetaldeide, sostanza molto tossica per il nostro organismo.

Una indagine del 2011 dell’ISTAT ha verificato che è cresciuto fortemente il consumo di alcolici fuori pasto da parte dei giovani, passando da un 15,5% nel 2001 al 18,8% nel 2011 nella fascia d’età compresa tra 14 e 17 anni, il che tradotto in numeri significa che circa 14 milioni di individui di 11 anni e più consumano giornalmente bevande alcoliche.

La “moda” tra i giovani e giovanissimi di bere per sballarsi o ubriacarsi, come la chiamano spesso i giornali, è mortale!

L’alcol oggi, più delle droghe, fa danni a tutte le età ma non se ne parla per ragioni commerciali… il mancato controllo nelle somministrazione ai minori è palesemente un problema da risolvere. Si stima che ogni anno in Italia si verificano 17 mila decessi ascrivibili all’alcol, circa 12mila tra i maschi e 5mila tra le femmine. Ebbene, la classe di gran lunga più rappresentata è quella tra i 15 e i 29 anni: numeri che fanno degli incidenti stradali alcol-correlati la prima causa di decesso tra i giovani.

È in elaborazione un progetto che coinvolgerà le scuole e le istituzioni a partire da ottobre 2018.

#chiosit #liceosilvestri #giovaniealcol #emporiobrewing #saperiesapori #bereresponsabile

 

 

 

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NUTRIMAX – Una soluzione scientifica alla Fame del Terzo Mondo

Vuoi conoscere il progetto scientifico rivoluzionario nato nella Facoltà d’Agraria della Federico II ?

Avrai la possibilità di conoscere una storia fantastica, raccontata direttamente dall’ideatore del progetto che mette le basi concrete per risolvere il problema della Malnutrizione infantile africana. Inoltre avrai la possibilità di “assaggiare” la soluzione.

A tenere il seminario il Dott. Vincenzo Armini, dottorando di ricerca di Scienze Agrarie e Agroalimentari del Dipartimento dell’Università di Napoli Federico II e il Prof. Raffaele Sacchi, docente di Industrie Agrarie del Dipartimento.

Quando? 12 Giugno ore 16:00
Dove? Aula 10 del Dipartimento di Agraria – Portici, Via Università 100

Organizzato da ASA Napoli e Raccolta Fondi NutriAfrica

Sostieni anche tu il progetto con una donazione, Grazie

LANDSUPPORT Kick-Off Meeting

Oggi LANDSUPPORT Kick-Off Meeting – Dip. Agraria – Sala Cinese.

The Nation that destroys its soil destroys itself (F. D. Roosevelt)

Landsupport, un progetto innovativo e dal respiro internazionale che punta, tramite la realizzazione di un Sistema di Supporto alle Decisioni utilizzabile via Web, a rivoluzionare l’approccio alla gestione e alla pianificazione del territorio, con implicazioni e miglioramenti in campi come l’agricoltura, la tutela dell’ambiente, la pianificazione rurale e urbana.

Architettura, Musica & Design – Le strutture effimere e trasformazione della città – Sito Borbonico

“Architettura musica & design” è un evento live di musica classica all’aperto affrontato in tutte le sue forme: dalla realizzazione della macchina scenica, all’illuminazione dei performer, alla preparazione degli artisti che daranno vita alle performance. Nell’area della Pallacorda della Reggia di Portici, si terrà un laboratorio all’aperto, ARCH LAB, riguardante architettura, autocostruzione, acustica, digital fabrication e perfezionamento musicale. Insieme, docenti, professionisti e studenti affrontano tutti gli aspetti legati alla soluzione delle criticità nei rispettivi campi: progettazione, costruzione, design, illuminazione, acustica musicale, tecniche di respirazione e rilassamento, preparazione musicale e artistica.

Il laboratorio prevede la realizzazione di ReS (Resonant String shell), ovvero un manufatto temporaneo in legno per la musica e lo spettacolo all’aperto, autocostruito, arredato e illuminato. Una struttura pensata come una vera e propria macchina scenica per la musica da camera all’aperto, realizzata con materiali economici e tecniche elementari, reversibile e per sua natura sostenibile. Come il diffusore di una tromba o di un vecchio grammofono, ReS proietta e orienta la musica acustica – nello specifico quella da camera – verso la platea cui è in grado di offrire ottime performance di ascolto anche all’aperto. Come uno strumento musicale, ReS “si accorda” regolando l’orientamento dei pannelli in base alle frequenze dell’ensamble con il quale risuona. ReS è un progetto di Gridshell e VPM (Villa Pennisi in Musica).

La fase di progettazione è basata sull’integrazione fra architettura del manufatto e musica, funzionalità e scelte di design. Tutto questo è fondamentale per modellare un progetto innovativo e funzionale che si integra nel paesaggio, la splendida Area della Pallacorda della Reggia di Portici, con eleganza e con un’attenzione costante al rapporto fra tradizione e nuove tendenze.

Grazie a questa esperienza formativa, musicisti e architetti, ingegneri acustici e lighting designer lavorano insieme per costruire l’evento finale, superando la tradizionale barriera docente/discente, condividendo tutto il percorso creativo, dalla preparazione durante le lezioni fino alla realizzazione dell’oggetto dello studio.

In seguito alla realizzazione della struttura, il giorno 1 giugno, si terrà un convegno sulle tematiche affrontate, in particolare sull’importanza del connubio fra le diverse arti e sul concetto di installazioni effimere e progettazione espositiva.

Inoltre, per testare il corretto utilizzo della struttura ReS realizzata e, soprattutto, per godere dell’ascolto di ottima musica, il primi week end dei mesi di giugno e di luglio saranno dedicati ad eventi di musica live che vedranno la struttura protagonista di sei splendidi concerti.

Da giugno a dicembre, un interessantissimo e fitto calendario di eventi vedrà coinvolti professionisti del settore attraverso l’organizzazione di Convegni e Workshop che focalizzano una riflessione sulla progettazione nella città contemporanea nel confronto con il costruito esistente. Un modo per vedere l’opera di architettura come opportunità di evoluzione e sviluppo in cui anche il design detta nuove regole. Molti gli argomenti che verranno affrontati e tanti gli obiettivi formativi, fra cui progettazione, autocostruzione, design di scena, ambiente virtuale ed event project.

Fra le diverse iniziative, lanciata anche la sfida Architetti v/s Ingegneri che si affronteranno nel contest “I nuovi Chef… in un duello tra food e design ai tempi dei Borbone”.

Convegno “Le strutture effimere e trasformazione della città”

L’architettura che per secoli è stata l’arte dell’edificare strutture solide, fisse e dall’indubbia bellezza, comincia sempre più a prestarsi a realizzazioni più effimere. Questo tipo di realizzazioni interessa direttamente l’architettura, infatti, numerosi e spesso importanti architetti realizzano costruzioni atte a trasformare la città, non per sempre, ma per l’occasione.

E’ attivata la procedura di crediti formativi
1 GIUGNO dalle 15 alle 19 – Reggia di Portici — con Flavia Monti, Paola Pasquale De Luca, Andra Noviello, Gabriella Borriello, Antonio Anna Maddaloni, Renato Fontana, Ida Caputo, Angela Paumgardhen, Giovanna Talocci e Silvia Rizzi presso Reggia di Portici.

WORK IN PROGRESS…
https://www.facebook.com/1526449204289654/videos/2054671851467384/?hc_ref=ARRAAJEv1CrL22gfkhWhCcECre0tW_8SYJEPHStQJ64c5826m69g_I1ebzV4c8SHHVM

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Ciliegie del Vesuvio

di Ettore Di Caterina

La coltivazione del ciliegio è concentrata soprattutto alle falde del Monte Somma dove è sicuramente presente, come tipologia colturale di rilievo, almeno sin dall’epoca della dominazione angioina.

Anche in questo caso, così come accade spesso sul Vesuvio a causa dei frequenti incroci spontanei, si è in presenza di una moltitudine di cultivar che, nella congiuntura specifica, non sono state ancora del tutto censite.

Tulle le varietà presenti sono comunque suddivise in due categorie principali: le Tenerine e le Duracine. Nella predetta moltitudine primeggiano, in ogni caso, la Ciliegia Malizia e la Ciliegia Del Monte.

La prima, che si presenta con un grosso frutto di colore rubino, polpa rossa consistente, succosa ed aromatica, si raccoglie a maggio ed è destinata soprattutto al mercato del fresco. E’ molto apprezzata anche dall’industria di trasformazione. Ciò in relazione all’intensità del colore che conferisce un’appetitosa colorazione (quasi nera, con riflessi rosso rubino) al prodotto finito.

La ciliegia Del Monte, anche conosciuta con il nome di Ciliegia di Montagna o Durona del Monte, è considerata la migliore tra le ciliegie da tavola campane. Si presenta anch’essa con frutti grossi, ma la colorazione di questi ultimi è giallo-rosata, su un lato e rossa, con punteggiatura gialla, sull’altro. Si tratta di una varietà più tardiva che si raccoglie tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. La polpa è chiara, molto succosa e soda fino ad essere quasi croccante. Notevole anche il profumo e il gradevole retrogusto acidulo

 

L’Osservatorio del Vesuvio

di Ettore Di Caterina

L’Osservatorio Vesuviano, costruito tra il 1841 e il 1848, a soli due chilometri di distanza dal cratere, è il più antico osservatorio vulcanologico al mondo.
In verità gli scopi per cui fu inizialmente costruito erano stati molteplici e solo marginalmente riguardavano lo studio del vulcano; si voleva infatti:
a) approfondire gli studi in campo meteorologico,
b) effettuare misurazioni del campo magnetico terrestre,
c) osservare l’attività vulcanica in relazione alle perturbazioni che quest’ultima generava nel campo elettromagnetico e sul clima.

La localizzazione scelta, la Collina del Salvatore, aveva la funzione di assecondare le osservazioni e gli studi predetti. Essa infatti consentiva libertà di orizzonte, vicinanza delle nubi, lontananza dagli insediamenti antropici ed aveva, inoltre, il gran pregio di essere al riparo dal percorso delle colate di lava.
Terminata nel 1848 la costruzione dell’edificio (già inaugurato nel 1845) che avrebbe dovuto ospitare l’attività di ricerca , il Re Ferdinando II di Borbone poté firmare la nota di affidamento dell’immobile al Melloni, noto fisico italiano posto alcuni anni addietro a capo della neonata istituzione.

La scelta fu però infelice per le sorti dell’Osservatorio. Il Melloni, pur valente scienziato, aveva fama di essere un liberale fervente e infatti, in coincidenza con i moti del 1848, la Polizia fece pervenire alla segreteria del Re il seguente rapporto:

<<Cavaliere Macedonio Melloni Direttore dell’Osservatorio Meteorologico. Cattivo! Notabilità europea di ultraliberismo, amico intimo e corrispondente dei più famosi radicali e cospiratori contemporanei; egli, nelle ultime sovversioni del Regno, comunque non abbia trasmodato in atti di manifesta fellonia, pure fece parte del Circolo Costituzionale, propugnò e difese i principi della Giovane Italia e fece proposta nel Consiglio di P.I. (Pubblica Istruzione N.d.A.) per l’ordinamento di un battaglione universitario che avrebbe avuto per destino la guerra in Lombardia. Proposta peraltro che venne respinta dalla maggioranza di quel consesso>>.

Il Melloni fu ovviamente rimosso dall’incarico e l’Osservatorio Vesuviano seguì temporaneamente le sorti del suo direttore. Il Re se ne disinteressò completamente sino al 1856, anno in cui fu nominato il successore dello sfortunato Melloni: Luigi Palmieri. Una personalità che dovette prodigarsi a lungo per far riemergere l’istituzione dal dimenticatoio in cui era stata relegata.

L’attività di recupero della neonata istituzione scientifica non impedì comunque al Palmieri di condurre importantissimi studi. Grazie a questi il nuovo reggente dell’Osservatorio Vesuviano fu in grado di mettere a punto il primo sismografo elettromagnetico della storia con il quale dimostrò la corrispondenza tra l’attività sismica e quella vulcanica. Lo scienziato si distinse anche per un comportamento eroico tenuto in occasione dell’eruzione del 1872. In quell’occasione la collina del Salvatore venne circondata dalle lave e nell’Osservatorio rimase intrappolato il direttore che aveva rimandato sino all’estremo il momento di abbandonare il proprio posto di osservazione, nel tentativo di mantenere informata la popolazione sull’andamento del fenomeno eruttivo.

Dopo questo episodio Palmieri fu nominato senatore del Regno e il governo decise di istituire nell’Osservatorio una stazione telegrafica, per evitare quell’isolamento nelle comunicazioni che era stato sia fonte di drammatiche preoccupazioni, sia causa di inefficienza dell’intero apparato organizzativo predisposto per portare soccorso alla popolazione in difficoltà.

Sopraggiunta la morte del Palmieri, la direzione dell’Osservatorio fu affidata dapprima a Eugenio Semmola e successivamente a Raffaele Matteucci.
Durante la direzione di quest’ultimo si verificò l’eruzione del 1906 che isolò nuovamente l’edificio in cui era collocata la preziosa istituzione scientifica. Questa volta però il Matteucci e i sei carabinieri comandati nella piccola caserma ancora oggi visibile alle spalle dell’Osservatorio, furono in grado, grazie al telegrafo, di mantenere aggiornata la popolazione circa l’andamento del fenomeno eruttivo.

Nonostante ciò, durante le fasi più drammatiche dell’eruzione, divampò una feroce polemica a distanza tra Matilde Serao, scrittrice e giornalista del quotidiano “IL MATTINO” di Napoli, e il Matteucci.
L’asprezza dello scontro può essere desunta dalle seguenti parole di fuoco scritte dalla Serao in un articolo, dai toni che non rendono giustizia al comportamento successivo del direttore dell’Osservatorio: <<Quello che si rileva anche da questo dispaccio qui sopra è il desiderio del Matteucci di venir via dall’Osservatorio. E se ne scenda, se ne scenda, giacché ne ha tanta voglia!>>.

Questa e altre polemiche certo non resero un gran servigio alla prestigiosa istituzione scientifica che, negli anni successivi, fu lasciata in uno stato di completo abbandono dalle autorità governative, nonostante il suo enorme valore sia da un punto di vista scientifico sia sotto l’aspetto che oggi definiremmo della “protezione civile”.

Lo stato d’abbandono e il relativo degrado in cui fu ridotto l’Osservatorio fu tale da minare la salute del Matteucci sino probabilmente a condurlo a morte. Si narra, infatti, che il direttore fosse costretto a passare lunghi periodi esposto alle intemperie, non avendo neanche il denaro necessario per rimettere i vetri rotti alle finestre.

Dopo la morte del Matteucci, la direzione fu dapprima affidata al fisico Chistoni e successivamente, nel 1911, all’abate Giuseppe Mercalli, universalmente noto come l’ideatore dell’omonima scala per la misurazione dell’intensità dei terremoti.
Il Mercalli cercò di risollevare le sorti dell’istituzione scientifica, ma la morte lo colse improvvisamente ad appena tre anni dalla sua nomina.

La morte del Mercalli segnò l’inizio di un periodo caratterizzato da una certa precarietà gestionale. L’Osservatorio fu dapprima retto da un comitato costituito da professori Universitari e successivamente affidato a colui il quale sino al quel momento ne era stato il curatore: il prof. Alessandro Malladra. Il lavoro di quest’ultimo fu particolarmente importante in relazione all’efficace e costante attività di divulgazione delle conoscenze sino a quel punto acquisite sul vulcano napoletano.
Nel 1937 divenne direttore il prof. Giuseppe Imbò. Questi cercò di spingere affinché l’istituzione fosse riportata al prestigio che le competeva e l’attività di ricerca fosse ripresa in funzione dell’antico obiettivo del Palmieri: riuscire a prevedere le eruzioni.

Il metodo messo a punto dall’Imbò si rivelò valido tant’è che il direttore dell’Osservatorio fu in grado di prevedere quella che è stata a tutt’oggi l’ultima eruzione del Vesuvio. L’eruzione del 18 Marzo 1944.

In quel frangente Imbò tentò, senza successo, di convincere gli alleati (era in corso la seconda guerra mondiale) affinché predisponessero misure per la salvaguardia della popolazione civile e per lo sgombero del campo d’aviazione di Terzigno, che sarebbe stato presumibilmente esposto alle colate di fango del vulcano.

La direzione di Imbò durò fino al 1970 in corrispondenza con l’inizio della prima fase ascendente del Bradisismo Flegreo.
La gravità del fenomeno flegreo (l’innalzamento del suolo, sotto l’effetto delle spinte sotterranee, rese tra l’altro quasi inaccessibile alle imbarcazioni il porto di Pozzuoli) e il timore di un’eruzione del vulcano della Solfatara evidenziò la tempra del nuovo direttore, il prof. Giuseppe Luongo peraltro già distintosi per l’incessante opera di studio e divulgazione dei rischi derivanti dall’abnorme antropizzazione delle pendici del vulcano.

Una delle ultime direzioni dell’Osservatorio Vesuviano, prima che perdesse la propria autonomia gestionale e fosse assorbito dall’INGV, fu affidata alla diligente opera della professoressa Lucia Civetta.

Provolone del Monaco DOP

Prof. Vincenzo Peretti

In incontri scientifici non è comprensibile ascoltare chi interviene parlando di produzioni tipiche e non essere a conoscenza dello specifico disciplinare di produzione per DOP/IGP, dove viene riportata la provenienza dell’origine della materia prima.
Ad esempio il Provolone del Monaco DOP è fatto con latte 100% prodotto da bovine allevate esclusivamente nei13 Comuni della Penisola Sorrentina e dei Monti Lattari (Agerola, Casola di Napoli, Castellammare di Stabia, Gragnano, Lettere, Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Pimonte, Sant’Agnello, Sorrento, Santa Maria La Carità, Vico Equense) e di questo 100% un minimo del 20% con latte di bovine di razza Agerolese (in etichettà può essere riportata una maggiore percentuale).
Basta con la favoletta della cagliata estera, che non finisce sicuramente nel Provolone del Monaco Dop, ma in altri prodotti lattiero-caseari e soprattutto #diffidatedelleimitazioni e dei tanti falsi in circolazione.
Pippo Borzacchiello

Saperi & Sapori – Promozione e Sviluppo del Territorio

L’ Associazione Saperi e Sapori si prefigge lo scopo di operare per la promozione e la salvaguardia dei saperi e delle tradizioni enogastronomiche e artigianali del territorio Italiano, con particolare attenzione all’area Vesuviana e alla Regione Campania.

Se sei interessato al progetto, come privato o come azienda, non esitare a contattarci.